di Cristina Uguccioni, Milano

Da Botticelli a Raffaello, da Michelangelo a Caravaggio: nell’intervista a Timothy Verdon ecco come gli artisti hanno raffigurato il custode di Maria e Gesù.

Il 19 marzo, come ogni anno, la Chiesa festeggia san Giuseppe, l’uomo roccioso e pacato che con la propria vita ha custodito quella di Maria e di Gesù, i tesori preziosi che Dio gli ha affidato. L’uomo giusto che - ricordava Francesco nell’omelia della messa per l’inizio del suo pontificato, cinque anni fa - «vive nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio». Ed è custode «perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge».
In questo dialogo con Vatican Insider monsignor Timothy Verdon - docente di storia dell’arte alla Stanford University e direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze - propone e commenta alcune raffigurazioni che hanno segnato la storia dell’iconografia di Giuseppe.
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Tratto da: http://www.lastampa.it/2018/03/18/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/cos-larte-ha-raccontato-san-giuseppe-lqKmD222MSkQWlwicayWPJ/pagina.html

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