di Barbara Manferdini

Quante volte associamo “spezzare” a qualcosa di negativo: se qualcosa si spezza o si rompe difficilmente torna come prima, cerchiamo solitamente di mantenere tutto integro, intatto…

vorremmo che la nostra vita non incontrasse mai un momento di “rottura”, che i nostri figli potessero vivere senza “rompersi” mai. Ma poi ti accorgi che se il seme non morisse (non si spezzasse) il germoglio non nascerebbe, se il pane non venisse spezzato non potrebbe raggiungere altre e più persone che di quel pane possono vivere, se non incontrassimo la sofferenza difficilmente ci renderemmo conto di quanto importanti sono le cose che abbiamo.
Il Vangelo di Marco al Capitolo 6 ci racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci, cioè quando Gesù “prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero [..] tutti mangiarono a sazietà e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene”.
Non potrei immaginare la mia vita senza momenti in cui si è spezzata.
Mi guardo indietro e riconosco quando si è rotto qualcosa in me e sono cresciuta, quando si sono rotti dei legami e a volte è stato possibile ricucirli e renderli più forti di prima oppure la vita ha portato su strade diverse le persone interessate.
E benedico ognuno di questi momenti, col cuore.
Non vorrei alle spalle una vita che mai ha incontrato una salita o una curva, cosa sarei ora?
Ringrazio Dio, per ogni volta che ha preso in mano la me-pagnotta e ne ha fatto pezzi più piccoli donando un po' di me a qualcun altro o per togliere qualche pezzo un po' ammuffito.
Chiedo soltanto di restare fragrante e non indurirmi, restare fresca grazie all'acqua di vita che è la sua Parola, così da lasciarmi spezzare facilmente e soffrire meno, perché più ci opponiamo al cambiamento più rifiutiamo la Volontà, e poi… anche per Lui sarà più facile spezzare un pane morbido!

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