di Silvia Micioni

In questo periodo sto leggendo un libro che mi fa molto riflettere, si tratta de “Il mestiere di uomo” di Alexandre Jollien. Un ragazzo celebroleso dalla nascita che, dopo diciassette anni in istituto,...

è riuscito a frequentare la scuola superiore e a compiere gli studi di filosofia. Il testo parla della capacità di costruire tutto con leggerezza per riuscire ogni giorno a “combattere” gioiosamente la battaglia della vita. Ripenso alla realtà che, a contatto con la sofferenza, ci rendiamo conto dell’umano e vulnerabile che è in noi.
San Giuseppe Cottolengo diceva che la vulnerabilità è appello alla fragilità antropologica che ci rende prossimi e ci sollecita alla cura reciproca. Come si dice nel libro, la sofferenza rinsalda i legami, costringe a inventare, a trovare il gesto appropriato, l’atteggiamento giusto.
In questo tempo di attesa, mi sono stupita nel riscoprire quanto sia infinito l’amore di Dio per noi, infinito al punto da rendersi umano…e vulnerabile.

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