di Giovanni Dutto

Mi sono affacciato un mattino presto a una finestra spalancata su un bosco. La finestra era a un piano alto di un solitario edificio. L’occhio scivolava sulle chiome degli alberi, dall’ambiente collinare...

fino alla pianura e all’orizzonte segnato dall’arco delle montagne. Incredibili gradazioni di verde cambiavano con il rapido cambiamento della luce o la diversa inclinazione delle foglie mosse dalla brezza. Suoni diversi della natura si confondevano con il lontano rumore di un trattore al lavoro nei campi. Il fresco della brezza trasmetteva una sensazione di pulito. Come non lasciarsi commuovere dallo stupore che senza sforzo diventava gratitudine. Come non riflettere su quell’uomo orgogliosamente “intelligente”, che spesso non sa “intus legere” ed è tutt’altro che sapiens. Che non riconosce la sacralità di quella “bella d’erbe famiglia e d’animali”. Davvero è urgente lasciare l’onnipotenza a Chi è Onnipotente e farsi evangelicamente piccoli perché l’animo trovi ristoro anche nella contemplazione di quella che è un’offuscata immagine dell’originario Paradiso in cui l’uomo sapeva passeggiare con Dio.

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