di Giovanni Dutto

Qualche tempo fa mi hanno spezzato lo specchietto retrovisore dell’auto parcheggiata in strada. Lamentandomi con il carrozziere per non aver trovato un biglietto...

che mi permettesse di rintracciare chi magari involontariamente aveva provocato il danno, mi sentii rispondere: «Ma lei è un romantico!». Formula gentile per dire è un bell’ingenuo.
Ecco, l’ingenuità. Oggi ingenuità ha assunto significato negativo. È ingenuo chi non sa vivere in una società che preferisce parole come “sfondare, arrivare, scalare”. Eppure nel suo significato originario “ingenuo” era un parola carica di significato positivo. In latino “ingenuus” era chi sapeva meravigliarsi delle cose e degli altri divenendo così una persona libera. Nel medioevo ingenuili erano gli uomini giuridicamente liberi, contrapposti ai servi.
Oggi l’ingenuità potrebbe rimandare alla libertà dalle mode, dalla diffidenza, dai pregiudizi contrapponendosi alla schiavità che quei negativi stili di vita impongono.
L’ingenuità è dunque un valore che non può essere confuso con la dabbenaggine: siate miti come colombe e astuti come serpenti. Andando oltre l’ingenuità potrebbe persino riguardare uno stile di vita inconsciamente caratterizzato dalla carità che “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.

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