di Giovanni Dutto

Cosa c’è di più bello nella quiete della sera di ritrovare almeno un gesto buono compiuto nella giornata? È il viatico necessario per il tranquillo passaggio...

dalla veglia al sonno. Si ha la sensazione di non aver perduto la giornata, di aver lasciato un’impronta. Non è solo autogratificazione, è la percezione che fare il bene fa bene al corpo e all’animo. È prendere coscienza di aver contribuito a che il mondo sia migliore. Non importa se quel contributo è stato riconosciuto, se ha ricevuto almeno un grazie. Per un non credente è aver agito in nome di una responsabilità civile e politica. Per un credente è aver contruibuito alla realizzazione del progetto di Dio, aver gioito con chi gioisce, pianto con chi piange, lavorato con chi lavora. Con la convinzione che nemmeno il più piccolo gesto di bene andrà perduto.
Ci sono anche giorni in cui nel bilancio serale non si trova nulla che possa ascriversi alla categoria dei gesti buoni. Rimane allora l’umile accettazione di sé, il proposito di fare meglio l’indomani, la certezza che Qualcuno sa perdonare e, con uno sguardo più dall’alto, forse anche scovare quel che il nostro troppo limitato orizzonte non scorge.

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