di Costanza Lerda

Umanità sul podioNon c’è un solo podio. Ci salgono gli atleti. “Di tutti i colori” anche gli italiani, in queste ultime Olimpiadi. Giustamente orgogliosi li festeggiamo. Meritata ricompensa per i sacrifici,...

i costanti e faticosi allenamenti. Significative ed originali storie di ragazzi e ragazze uniti dal tricolore. «Gli ho insegnato che può spendere solo i soldi che guadagna, che le scarpe si cambiano solo quando quelle vecchie si rompono». «Ho pianto quando ha avuto la cittadinanza». Sono le parole della mamma nigeriana di Fausto Desalu che ha condiviso un oro a Tokyo, nella 4 x 400.
C’è un altro straniero nel team, padre afroamericano e madre italiana e un Cubano d’Italia bronzo nella lotta libera.
Sul podio, per altre specialità, affiancherei, di questi tempi, Ugur Sahin e Özlem Türeci, poco più che cinquantenni. Sono i ricercatori, marito e moglie, che hanno fondato, in Germania, BioNtech e dato un contributo decisivo per la produzione dei vaccini per contrastare il Covid. Entrambi figli di immigrati turchi, ora miliardari, ancora interpretano la ricerca come missione.
Con loro Katalin Karikò, ungherese, biochimica, sessantacinquenne, figlia di un macellaio. «A casa non avevamo l’acqua corrente, né il frigo o la televisione: però non lo sapevamo, perché non l’avevano neppure i vicini: eravamo tutti eguali», racconta. Ha studiato in Ungheria, inseguito borse di studio negli Usa, per anni ricercatrice semplice prima del riconoscimento delle sue scoperte, fondamentali per i vaccini odierni.
Ogni podio trasuda fatica, impegno, allenamento, tentativi, forse gloria.

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Il fatto in Controluce

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