di Costanza Lerda

Luca AttanasioSorride Luca in tutte le foto. Sorride in giacca e cravatta. Sorride con la sua bella famiglia, in mezzo alle baracche, con un bimbo africano in braccio. Dall’oratorio della sua parrocchia lombarda,...

agli incarichi istituzionali all’estero si fa amare ed apprezzare. Non appare la pesantezza dell’incarico, ma la giovialità di chi fa un lavoro che gli piace e che lo appassiona. Come una missione. Non si trincera nella sede istituzionale dell’ambasciata italiana tra incontri e ricevimenti, ma si sposta, gira.
Vuole conoscere il Paese dove è stato inviato a rappresentare l’Italia, sapere le condizioni degli abitanti, aiutarli… Vuole con sé la sua famiglia, la moglie e le tre bambine perché altri bambini vivono in Congo. Si può.
La sua storia apre una finestra, ci riapre gli occhi, su un mondo lontano e sulla possibilità di stare in quel mondo in modo sincero e partecipe. Ci ha consentito di riaccendere un faro su un continente sfruttato, impoverito, ricco di risorse, da sempre teatro di conflitti locali che sovente partono da lontano.
Le morti di Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo non saranno vane se sapremo rimanere attenti a quanto appreso in questi giorni. Che il loro sacrificio mantenga aperta l’attenzione su un mondo e sulla possibilità di accostarsi a quel mondo in modo rispettoso ed aperto alla conoscenza dell’altro. E perché no anche alla condivisione delle condizioni di vita degli altri ed all’impegno, lontano dai riflettori, di riscatto da condizioni di deprivazione e di attenzione ai diritti umani.

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Il fatto in Controluce

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