di Costanza Lerda

Domenico Iannacone, giornalistaPuoi scoprire vite piene, positive, coinvolgenti alla televisione? Storie difficili, coraggiose, al limite, appunto, raccontate con rispetto? Le affronta senza veli, senza paura Domenico Iannacone.

C’è lo scampato all’incendio della stazione di Viareggio che ha perso la moglie e due figli e ha subito 60 interventi chirurgici di ricostruzione del corpo.
C’è la storia tra Max, con una grave disabilità fisica e sua moglie, una donna che col suo amore ha scardinato stereotipi e pregiudizi.
C’è la donna transgender. Un percorso doloroso il suo, di non accettazione del proprio corpo, ma anche l’amore dell’uomo che è diventato suo marito.
C’è l’artista cieco, uno scultore. “Faceva il centralinista, si scopre scultore. Non potendo toccare il celebre Cristo velato, se lo fa descrivere pezzo per pezzo e lo scolpisce”.
Corpi martoriati, corpi distorti, corpi rinati, corpi scolpiti: quattro storie che partono dalla fisicità cercata, perduta o ritrovata dei protagonisti, per dirci altro.
Non c’è una lacrima nei racconti, nessuna scorciatoia visiva all’emozione, niente trucchi, niente occhi lucidi, primi piani morbosi, indugi sfacciati dell’inquadratura a cercare un cedimento.
«Il rapporto con le persone che intervisto va oltre il giornalista, per me diventano fratelli e sorelle». Domenico Iannacone è una figura atipica nel giornalismo italiano, è uno che a muso duro e cuore aperto entra nelle vite delle persone, stabilendo subito una empatia profonda. Cerca di capire il loro vissuto in prima persona e riproporlo per tutti.

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