di suor Graziella Zocchi

Ho partecipato non molto tempo fa a un incontro, a dir poco, sconvolgente. Nella sala conferenze del nostro Ospedale S. Croce, un ometto dall’aspetto molto dimesso, un uomo limpido e semplice,...

nonostante le tante prove della sua vita, è presentato come il liberatore degli incatenati. Si chiama Grégoire Ahongbonon. Mi è apparsa all’improvviso una situazione che, in questi termini e in queste dimensioni, non avrei mai immaginato. In Africa Occidentale, ci racconta, i malati di mente sono considerati indemoniati e per i loro comportamenti suscitano paura in tutti, per cui i familiari stessi li incatenano ad alberi fuori casa ed essi stanno lì per sempre; esposti a sguardi duri, a insulti, a tutte le intemperie; per lo più nudi.
Le scene che Grégoire ci mostra sono veramente raccapriccianti. C’è poi una setta che si prende cura di loro e, ritenendoli indemoniati, cerca di cacciare da loro, in modi che possiamo immaginare, il demonio. Appare sullo schermo un’intera foresta; a ogni albero incatenato un povero ammalato in cui è perfino difficile ritrovare fattezze umane. Cosa fa Grégoire? Appena sa che è stata incatenata una persona (ora c’è già tutta una grande e bella organizzazione) parte e va a liberarla; la porta in una delle sue comunità, dove la legge dell’amore regna sovrana e si esprime nell’accoglienza più profonda, nel totale rispetto, nell’esplicito, costante impegno di aiutare a ricostruire fiducia, sicurezza, dignità. E i malati ritrovano se stessi, la voglia di vivere e la gioia di una vita comunitaria solidale e creativa. Veri e propri miracoli di un grande amore.
Più contenuto:  http://www.expo.rai.it/riparatore-di-corpi-expo/#

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Il fatto

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