di Martino Pellegrino

Potrebbe essere un Fioretto di san Francesco, se non fosse che lui non aveva cento franchi in tasca. È accaduto qualche mese fa a Zurigo: una signora entra nella toilette della stazione e trasecola...

vedendo incollati allo specchio cento franchi e un bigliettino: “Prendili, se ne hai davvero bisogno e regalane un po’ a tua volta. È così che si diventa davvero ricchi”.
La signora è tentata di prenderli per comprarsi un articolo di lusso, ma tradirebbe l’intenzione del generoso benefattore. Li lascia lì, per una persona davvero bisognosa.
Non so che cosa farebbe il gentile lettore in un caso simile. Quel che qui importa è mettere in crisi l’equazione soldi = ricchezza; ricchezza = felicità.
Nessuno ha da invidiare i poveri, giustamente. Ma l’alternativa non è invidiare i ricchi. Il metro della ricchezza e della felicità è un altro.
In negativo conosciamo il giovane ricco di Marco 10 che sentita la proposta di Gesù (“quello che hai dallo ai poveri e seguimi”) se ne va “triste” perché ha molti beni; o di quel riccone di Luca 12 che sogna di darsi alla pazza “gioia”, ma una vocina gli sussurra: “Stolto”, potresti morire stanotte.
In positivo ci sta la prima beatitudine di Matteo 5 che scandisce: “Beati i poveri in spirito”.
La perfetta letizia di san Francesco.
Sono parole pesanti come pietre: “triste”, “stolto”, “beati”.
Da che parte stia l’anonimo dei cento franchi è presto detto.

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