di Angelo Fracchia

Pietro, tu non capisci...Nell’ultima cena come ce la racconta il vangelo di Giovanni, Gesù si mette a lavare i piedi ai suoi discepoli, i quali, com'è comprensibile, non vorrebbero lasciarglielo fare.

Chi di noi si lascerebbe facilmente servire, oltretutto in un servizio molto umile, da chi ritiene superiore a sé?
Pietro obietta esplicitamente, e Gesù gli risponde, come a un bambino, che per ora non può capire, ma che un giorno ci riuscirà. Eppure, subito dopo, si sforza di provare a chiarirgliene la ragione. Esattamente come, poche righe prima, Gesù si era cinto di un asciugamano subito dopo che si era parlato del tradimento di Giuda: chi di noi si metterebbe a servire uno che sappiamo che ci tradirà?
Gesù chiede di stare a un gioco di fiducia, e ci si mette dentro per primo. Vuole mostrare che non si è maestri se non servendo, e si mette lui a servire; sa che tra i discepoli non tutti accoglieranno questo servizio, eppure lo offre lo stesso; coglie che non capiranno ancora il senso del gesto, ma prova a spiegarlo ugualmente.
Sembra comportarsi come una madre con il figlio: prova a fare intuire le cose, sa che comunque non tutto sarà chiaro, eppure chiede di fidarsi. Dio continua a invitarci allo stesso atteggiamento anche oggi: siamo logorati dall’ultimo anno, non vediamo perché dovremmo confidare che le cose potranno andare meglio (ciò che ci ripetevamo un anno fa e poi sempre meno spesso, ma anche ciò che dice la Pasqua). Ma Gesù continua a dirci: «Adesso forse non capisci, ma continua a metterti in ascolto fiducioso, alla fine vincerà la vita».
Giovedì santo, anno B Leggi il vangelo secondo Giovanni 13,1-15

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