di Angelo Fracchia

Tenebre e luceSpesso pensiamo a Dio come al grande carabiniere, che ci castigherà o ci guarderà con soddisfazione dopo aver vagliato le nostre azioni. Immaginiamo che tutto succeda dopo la morte,...

quando saranno pesati il nostro bene e il nostro male, e si emetterà il verdetto.

Credo che Dio si senta a disagio, quando viene pensato così. E pare che Gesù provi a riscrivere questa immagine in modo più sensato.
Parla di luce e tenebra. La luce è venuta, si è offerta, generosamente e gratuitamente. Ma alla luce si può porre resistenza, si possono chiudere le persiane, rinchiudersi in stanze più interne. La luce non penetrerà, se vogliamo tenerla fuori: non è un’alluvione o una tempesta di vento che stravolge tutto, non è il fuoco che tutto consuma, non è un suono che può attraversare anche porte chiuse. Di fronte alla luce posso negarmi. E vivrò nelle tenebre, senza capire che cosa ho intorno, ridotto a urtare contro tutti gli oggetti che mi circondano, a romperli e a farmi male, senza vedere gli occhi di chi vive con me, a cui potrei voler bene e lasciare che me ne vogliano.
Chi è abituato a vivere nelle tenebre forse pensa anche di trovarcisi bene, e quando volesse aprire gli scuri, probabilmente resterà abbagliato, infastidito dalla luce. Ma poi rifiorirà, vedrà il mondo, se stesso, gli altri. Continuare a rifiutare la luce sarebbe una condanna, che però non viene, alla fine dei giorni, da un giudice imparziale o severo, ma da noi stessi, scontata ogni giorno a partire da adesso. Lui, il giudice, per parte sua, ha donato e continua a donare solo la luce.
IV Domenica di Quaresima B Leggi il vangelo secondo Giovanni, 3,14-21

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