di Angelo Fracchia

Gesù e i mercanti nel Tempio«Non fate della casa del Padre mio un mercato!».
La tentazione si ripropone in ogni tradizione spirituale: quella di trasformare la relazione con Dio in una religione, in strutture organizzate,...

in edifici, regole, consuetudini e doveri. Tutte cose che possono aiutare a mantenere il legame interiore con Dio e il rapporto con lui (non c’è relazione umana che non si appoggi a delle “leggi”, solitamente non scritte), ma che rischiano di diventare il centro del discorso, la cosa più importante.
Gesù è durissimo e chiarissimo, al riguardo. Non se la prende con il tempio, che non contesta, anzi lo chiama “la casa del Padre mio”, lo frequenta.
Ma se la prende con lo smercio. Il problema non sono tanto i cambiavalute o i venditori di colombe, ma un rapporto con il divino fatto di scambi, di “ti dò qualcosa così mi dai qualcosa”. E continua a restare provocante e scomodo per noi: anche le nostre messe, le nostre devozioni, i nostri rosari, i nostri catechismi, le tante buone cose che facciamo. Convinti che piacciano a Dio, continuiamo a tutelarle perché esprimono il nostro rapporto interiore con lui (e allora sono buone). Oppure perché ci sentiamo tranquilli ad aver pagato la nostra tassa, in attesa che Dio faccia la sua parte, convinti di essere a posto perché abbiamo compiuto il nostro dovere?
La tentazione è sempre in agguato, e Gesù è severissimo nell’indicarcela. Perché quella religione non serve a Dio e non fa il nostro bene.
III Domenica di Quaresima B Leggi il vangelo secondo Giovanni 2,13-25

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