di Angelo Fracchia

Di chi la colpa?E poi continuiamo a dire e a sentire che i vangeli sono vecchi, con storie ormai passate e lontane! Solo che ciò che accade intorno a uno cieco fin dalla nascita assomiglia moltissimo a ciò che viviamo...

in questi nostri tempi di pandemia... C’è un problema, che sia un virus o una cecità. E la prima reazione, di fronte al problema, è trovare a chi dare la colpa: «Ha peccato lui (ma se è nato così, Dio sapeva già che avrebbe peccato?) oppure i suoi genitori (ma allora lui paga per le colpe di altri...) ?».
Che poi, dietro alle accuse, in fondo si cerca di tenere lontano da sé il male. Se gli è capitato senza procurarselo, poteva o potrebbe capitare anche a me, meglio trovare un motivo per cui io mi convinco di non essere coinvolto. Quanti vanno in questi giorni a indagare da dove è partito il contagio, per colpa di chi si è allargato, arrivando anche a ipotizzare disegni malvagi di potenze malefiche...
Dopo la guarigione, le autorità religiose vanno poi a ricercare se Gesù potesse o no effettuarla, se fosse autorizzato. E anche qui, quanti di noi si inventano guardiani degli altri, quanti sfogano la propria ansia nel rimprovero e nella censura.
Di fronte a questo, che cosa fa Gesù? Vede la persona, che ha bisogno, e fa ciò che può fare. E il cieco, che evidentemente non viene guarito solo dall’handicap fisico, reagisce a Gesù allo stesso modo, vede colui che lo ha guarito: «Non so se sia un peccatore, può darsi. Ma so che avevo un problema e me l’ha risolto». Aggiungendo, perfidamente: «Dio non ascolta i peccatori». Forse questo ci può continuare ad aiutare anche oggi: Dio vuole il bene, il nostro bene, il bene di tutti. Chiunque collabora a questo bene, collabora con Dio, anche senza perfezione (il comportamento del cieco non è perfetto) ma cercando di rispondere al bene con il bene. O anche a seminare gratuitamente bene, come fa Gesù. Chiunque veda non i casi, ma le persone, ragiona come Dio.
IV Domenica di Quaresima A Leggi il vangelo secondo Giovanni 9,1-41

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