di Angelo Fracchia

La samaritanaÈ mezzogiorno, Gesù e i discepoli sono per strada. Si fermano per comprare da mangiare. Gesù, poi, chiede dell’acqua a una donna che (stranissimo!) è a quell’ora ad attingere al pozzo.

Potrebbe sembrare una normale sosta come a un autogrill: ci si rifocilla, poi si riprende il cammino. Possiamo anche, in questo strano tempo quaresimale imposto, sentirci spiritualmente vicini a chi è stanco, assetato, affamato... solo di cibo?
La donna non gli dà subito da bere. Anzi, alla fine non si dice neppure che gliene dia. Si stupisce, perché non è normale che un giudeo parli con un samaritano. Peggio ancora se donna. Non abbiamo inventato noi i confini culturali, il sospetto o il disprezzo verso l’altro, il pregiudizio... Eppure Gesù sembra non conoscerli. Conosce una persona umana, che ha davanti, e i propri bisogni, magari.
Il discorso sale di livello, porta a ragionare su quale tempio sia quello “giusto”, ma soprattutto a parlare della sete più autentica dell’essere umano, che magari la placa in capricci (i cinque mariti della donna...), in polemiche astiose, in presunta superiorità... come nella samaritana. Che però si sente capita, che trova delle risposte, delle promesse.
Ma se leggiamo bene, scopriamo con stupore che anche Gesù sembra colpito dall’incontro, sembra saziato. Arrivano i discepoli, e non vuole mangiare. Non ha bevuto. Anche se aveva fame, sete e stanchezza, si è nutrito di un cibo che i discepoli non conoscono. È il cibo del senso autentico, della dimensione umana più profonda, dell’incontro che arricchisce, che fa cogliere la preziosità di ogni momento.
Chissà, magari anche noi, in questi giorni tanto strani, potremmo avere modo di riconoscere la nostra sete più autentica, e dissetarci.
III Domenica di Quaresima A Leggi il vangelo secondo Giovanni 4,5-42

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