di Angelo Fracchia

"Sta scritto: non di..."Ogni tanto abbiamo con la religione un rapporto che sembra quasi magico: nulla ci può far male! Ci sembra che se solo ci manteniamo entro “il contorno” della religione, siamo nel giusto e Dio ci aiuterà.

“Il contorno”, va da sé, deve essere qualcosa di concreto: se prego, se vado a messa alla domenica, se faccio elemosina, se rispetto le regole... se cito la Bibbia. Abbiamo presenti tutti le scene da film in cui un esorcista scaccia il demonio semplicemente mostrandogli un crocifisso. Questa sembra proprio magia, e il vangelo ce lo conferma.

Perché, sorpresa!, anche il diavolo può citare la Bibbia. «Ai suoi angeli darà ordine perché non inciampi nella pietra il tuo piede»: Dio ti vuole bene, ti ha mandato nel mondo per compiere una missione fondamentale, non permetterà che tu ti faccia male per un incidente, non è così? Ogni tanto ci sembra davvero che con tutto il bene che facciamo, certe sfortune a noi non dovrebbero succedere. Quasi quasi, ci verrebbe da chiedere a Dio, come conferma del fatto che siamo così bravi, che non ci succedano incidenti sfortunati, problemi non causati da noi...
Gesù è chiarissimo: non è così! Certo che Dio si prende cura di noi, ma non lo fa evitandoci sfortune. Non troviamo la conferma della nostra bontà nel fatto che non ci succeda nulla di male. «Quelle diciotto persone sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?» (Lc 13,4).
La fede in Dio non è un’assicurazione contro la sfortuna. È invece la garanzia che, nella buona e nella cattiva sorte, abbiamo accanto chi è dalla nostra parte. Non per evitarci il male, ma per non lasciarci mai soli. Anche Gesù ha dovuto impararlo: il padre parlerà appieno solo nella risurrezione, ma fino ad allora, è sempre con noi.
Prima domenica di Quaresima, anno A vangelo secondo Matteo, 4,1-11

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