di Angelo Fracchia

Gesù scrive per terra"Le parole volano, gli scritti restano". E almeno una volta nei vangeli, si dice che Gesù scriva. Perché almeno una volta, la sua parola resti. Scrive quando gli portano una donna che è stata colta sul fatto,...

in adulterio. La legge scritta in questi casi non ammetteva deroghe: lapidazione! E Gesù scrive. «Maestro, che dici? Mosè è chiaro. E tu?». Da una parte la legge scritta, chiara e disumana. Perché la vita non si lascia scrivere, prevedere, incasellare. Gesù aveva già detto e fatto tanto per incontrare le persone nelle loro situazioni concrete, confuse, incerte... Era entrato nella loro concretezza, confusione, incertezza.
La legge, bisogna ammettere, è invece limpida, netta. Per questo, forse, ci piace, soprattutto quando la applichiamo agli altri. Quando riusciamo a non immedesimarci con chi abbiamo davanti, quando lo disumanizziamo.
E Gesù scrive. Ma sulla sabbia. Nessuno saprà che cosa ha scritto. Per una volta, gli scritti non restano.
«Chi è senza peccato, inizi a tirare pietre»; «Nessuno ti ha condannata?»; «Neanch'io ti condanno, va' e non peccare più».
Eccola, la novità di un Dio che ha chiarissimo che cosa è buono e cattivo per noi. La legge, dura e rigida, dice delle cose giuste. Ma Dio vede anche la vita, il cuore, l'incertezza, il desiderio buono che si mescola al caos del peccato. E invita a seguire il bene, la legge, ma senza durezza, senza perdere la vita, che resta il dono più grande.
E se scrive, scrive sulla sabbia, perché il vento vivo, lo Spirito, crei scritture sempre nuove, in trasformazione, che portino la vita e non la morte.
IV Domenica di Quaresima C Leggi il Vangelo secondo Giovanni 8,1-11

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