di Angelo Fracchia

FICO STERILEA forza di ascoltare parabole, ci sembra di sapere bene come funzionano, come se ci orientassimo in un percorso ormai familiare. C'è un proprietario che ha piantato un fico e un contadino che lo coltiva.

Facile, il padrone è Dio e il contadino è l'uomo, o al massimo Gesù. Ci siamo abituati. Siccome il fico non fa frutti, il proprietario vuole tagliarlo, ma il contadino insiste per aspettare ancora un anno, e lavora intorno al fico con maggiore passione per salvarlo.
A questo punto i pensieri iniziano a confondersi. Dio è colui che vuole tagliare il fico? E il contadino che lo difende chi è? È Gesù, che prende le nostre difese? E allora noi saremmo il fico? Oppure siamo noi, che dobbiamo cercare di difendere... chi?
Ci accorgiamo così che le parabole, che mirano sempre a spiazzarci, sanno fare il loro mestiere meglio di quanto noi facciamo il nostro di provare a interpretarle. Dobbiamo fermarci e interrogarci: che cosa è logico che Dio voglia fare?
In fondo è questa la domanda che la parabola ci suggerisce. Quando un amico, scherzando, difende con tono serio idee che noi sappiamo non essere sue, comprendiamo bene lo scherzo; ma a chi non lo conosca bene, quelle stesse idee possono sembrare autentiche. La parabola sembra chiederci: tu che pensi di conoscere Dio, secondo te, credi che lui castighi i malvagi o invece abbia pazienza? Lo so che, quando ci sentiamo buoni, ci sembra bello che i malvagi vengano puniti, ma mettiti dalla parte del fico, che cosa penseresti? E soprattutto, Dio, che cosa farebbe?
Di fronte al nostro desiderio di giustizia implacabile (solo quando pensiamo di essere giusti, però), Dio si svela come colui che preferisce avere pazienza e misericordia.
III Domenica di Quaresima C Leggi il Vangelo secondo Luca 13,1-9

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