di Angelo Fracchia

A volte i vangeli sembrano renderci difficile prendere le difese di Gesù. O, per meglio dire, ci troviamo a condividere gran parte delle obiezioni che gli muovono i suoi avversari.

Il racconto della passione secondo Marco, ad esempio, si apre con una donna che entra dove Gesù è ospite e lo unge con un unguento preziosissimo, tenuto in un vaso altrettanto prezioso che, per fare prima, non viene aperto ma spezzato.
Chi è intorno a Gesù la biasima, perché si tratta di uno spreco, perché quei soldi avrebbero potuto andare ai poveri, e così via. Da spettatori, in fondo diamo ragione a quei critici: che se ne fa, Gesù, di un gesto del genere? Eppure lui la difende. Perché?
Gesù non dice che sia sbagliato pensare ai poveri ("li avete sempre tra voi") ed è sempre molto generoso verso chi ha bisogno. Eppure dà ragione a questa donna. Che cosa fa di tanto buono? Non è, evidentemente, il gesto in sé, quando ciò che esprime. Lei si mette in relazione con Gesù. Non pensa ai poveri come categoria, non si pone l'obiettivo di rispondere ai mali del mondo. Ma entra in relazione con chi ha davanti, lo vede, reagisce, lo incontra.
Dio non ci chiede delle cose da fare, ma di entrare in relazione. Guardare negli occhi, vedere l'altro di fronte a noi. Non il povero, ma la persona, anche quando è povera.E chi ha uno sguardo del genere incontra lo sguardo di Dio, che a sua volta
guarda negli occhi, accoglie, ricorda. E può promettere che dovunque sarà proclamato il vangelo, Dio non si dimenticherà, e anche il vangelo si muoverà "in ricordo di lei".
Domenica delle Palme anno B Si potrebbe leggere il vangelo secondo Marco 14,3-9

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