di Angelo Fracchia

Ci sono pagine del vangelo che sembrano assurde, e cominciamo a capire solo dopo tanto. "Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna".

A prima vista, sembra soltanto un paradosso. L'unico modo per conservare ciò a cui tengo sarebbe di rinunciarvi?
La chiave per capire è di guardare ancora a Gesù, alla sua esistenza. Sono arrivati a cercarlo dei "greci", ossia dei non ebrei. Sembra che la fama di Gesù inizi a diffondersi oltre i confini del suo popolo. Se fossimo noi, potremmo incominciare a progettare di essere più ambiziosi con i progetti, con i piani. E invece Gesù parla di croce: perché?
Tante volte nella storia cogliamo persone che iniziano un percorso pubblico animate da ottimi ideali e finiscono poi con il pensare a sé. Ecco ciò che non accade a Gesù, che fin dall'inizio del suo ministero ha pensato agli altri, a risanare, a predicare, a incoraggiare e sostenere i deboli e a provare a mandare in crisi i troppo pieni di sé. Mai nei vangeli ci viene detto che Gesù pensi a guadagni o vantaggi per sé. Anzi, il cuore del suo messaggio è che dobbiamo vivere per gli altri, proprio perché Dio è così. Quando la fama di Gesù diventa maggiore, lui capisce che diventeranno più serie anche le sfide alla sua persona, e coglie che non può né difendersi, né nascondersi. L'amore di Dio non si nasconde e non pensa a sé, bensì solo a coloro che può beneficare.
Ma se Dio ha creato l'uomo, il volto di Dio è anche il volto più autentico dell'uomo. Proprio come Dio, anche noi giungiamo alla pienezza di noi nel donarci, nel non trattenere ciò che abbiamo. È un paradosso che si nutre in qualche modo di due conferme: il confronto con l'esperienza di tanti ("C'è più gioia nel dare che nel ricevere" sembra assurdo finché non lo si vive) e la promessa, senza garanzie ma sulla voce di Qualcuno affidabile, che la nostra vita, come ci torna più piena se la doniamo in questo mondo, non sarà abbandonata dopo la nostra morte. Come un dono, non una conquista; ossia come tutto ciò che di più prezioso abbiamo nella vita.
V Domenica di Quaresima B Leggi il vangelo secondo Giovanni, 12,20-23

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Scroll Up