di Angelo Fracchia

Capita (e magari capita spesso) che il vangelo ci spiazzi, ci faccia venire le vertigini. «Bisogna che sia innalzato il figlio dell'uomo». Sappiamo bene che cosa significhi quell'"essere innalzato":...

Gesù sta parlando della croce. Possiamo anche sopportare, a fatica, la croce come un incidente, come una tragedia imprevista. Ma come fa Gesù a dire che "bisognava" che accadesse?
Sia pure al modo un po' misterioso e apparentemente oscuro del vangelo di Giovanni, una risposta la si dà. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Questo rimane il punto di partenza e di arrivo sulle relazioni di Dio con gli uomini. Dio non vuole condannarli, non vuole il male ma solo il bene degli uomini.
Ma fino a dove si spingerà Dio nel cercare questo bene? Quando si stuferà? La croce dice esattamente che Dio arriverà fino a dare la propria vita; anzi, a dare la vita non propria, ma di chi ama più di se stesso, del proprio figlio; addirittura, siccome si riteneva che i crocifissi fossero maledetti da Dio, ad accettare che proprio questa morte sembri dire che Gesù non compiva la volontà di Dio. Accetta di essere non solo ucciso, ma delegittimato. Non potrebbe essere più chiaro: Dio non nega nulla all'uomo, pur di sperare nella comunione con lui.
Ecco perché la croce per Giovanni è la gloria di Gesù: sulla croce si vede, in modo netto, che Dio è dalla parte dell'uomo, sempre e comunque. È venuto per salvarci, non per condannarci.
IV Domenica di Quaresima B Leggi il vangelo secondo Giovanni, 3,14-21

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Scroll Up