di Angelo Fracchia

Gesù guarisce un uomo che era cieco fin dalla nascita. Ma la guarigione diventa soprattutto occasione per discutere, per chiedersi...

chi sia Gesù e, ancora di più, come rapportarsi con lui. C'è chi vede che c'è stata una guarigione di sabato, che è illecita, e dunque stabilisce che la persona che l'ha fatta sia contro la legge; non importa che la guarigione ci sia stata e che la persona soffrisse da tempo. Comanda la legge, non la vita.
E c'è chi non osa, per paura, trarre le conclusioni (anche se il cieco nato le trarrà) ma che constata ciò che accade.
E in mezzo c'è Gesù che dice di essere venuto a far vedere i ciechi, e ad accecare i vedenti. Alla fine alcuni farisei (i nemici di Gesù) gli chiedono se anche loro sono ciechi: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane».
È chiaro, nel contesto, quale sia il peccato e la cecità. Quante volte anche noi partiamo dai nostri preconcetti nell'interpretare la vita e gli altri! La legge, il pregiudizio, c'è già ed è fondamentale, gli altri e la realtà devono incastrarsi in quella griglia. E invece ciò che accade, ciò che si può sperare e da cui lasciarsi sorprendere è più grande, e Gesù invita ad accoglierlo. Se si aprono gli occhi si può vedere che sulla strada c'è un uomo che soffre per la sua cecità, e un altro che lo guarisce; c'è una speranza impossibile e una risposta imprevedibile. Dio ci aspetta dove non lo immaginiamo, se solo teniamo gli occhi aperti. E Gesù ci aiuta a tenere gli occhi aperti, a lasciarci sorprendere; ci dice che la vita e il bene ci possono stupire sempre e in ogni tempo, se solo non rifiutiamo di vederli.
IV Domenica di Quaresima A Leggi il vangelo secondo Giovanni 9,1-41

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