di suor Ester Baudino

Adorare, fanciullo downInfilo delicatamente la chiave nel tabernacolo. Lentamente, come in una vera liturgia, apro la porticina, oltre la quale puoi scorgere e contemplare il tesoro. Puoi, ma non sempre avviene. Il motivo?

Il nostro cuore a volte indurito, indifferente, tormentato o attratto da molte altre cose.
Oggi, ho la grande fortuna di incontrare un “maestro” che sa adorare, che non sa cosa vuol dire, ma lo esprime con tutto se stesso.
In realtà, eseguo lentamente questi movimenti, perché sto vivendo un incontro di catechesi con un fanciullo affetto da sindrome down. Quindi, il mio obiettivo è di facilitare il suo incontro con Gesù, presente nell’Eucaristia. Con “Gesù-Pane”, è il linguaggio che uso per renderlo più accessibile a lui.
Mi ritrovo, però, ad imparare da questo ragazzo cosa significa adorare. Siccome il tabernacolo è superiore alla sua statura, vedo con stupore un “corpicino” proteso verso l’alto, il più possibile. Due occhi sprofondati in quel frammento di pane a cerchio. Due mani che, con una solennità indescrivibile, inviano baci senza misura. Atteggiamenti che sono coronati da ampi sorrisi ad esplosioni di gioia.
Ecco la bellezza di un vero incontro, che non ha nulla a che vedere con le mie parole, con i tentativi di insegnare!
Grazie, Gesù, perché ti riveli a questo fanciullo “speciale”, come l’Amico degli umili.
Grazie a te, piccolo e grande amico, per i tuoi “fremiti di gioia” davanti a Gesù, pane di vita: mi hanno contagiata e mi hanno fatto un grande bene.

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