di suor Ester Baudino

Edoardo depone il suo mazzo di fiori campestri a MariaDopo tre mesi di pausa dovuti alla pandemia, finalmente il gruppo “Giovani” si ritrova nel salone di Stella Mattutina per la celebrazione della festa di Pentecoste.

Oltre ai ragazzi e ai membri dell’équipe diocesana Catechesi disabili, è presente Edoardo. Un bambino down, che inizia ufficialmente il cammino di preparazione alla festa della prima Comunione del prossimo anno. La sottoscritta lo presenta al gruppo e chiede la collaborazione in questo suo impegno, che diventa così impegno di tutti.
L’ambiente che ci accoglie è ornato a festa con i segni e i colori della Pentecoste. Il rosso che campeggia tra drappi e nastri vari; il cero pasquale trasformato in fuoco; la girandola, piccole matassine di lana colorata, fiammelle, scritte varie, che comprendono anche i testi dei canti e delle preghiere. Il tutto sistemato su pareti e vassoi.
Al centro di un grande cielo azzurro spiccano i vari arcobaleni portati dai ragazzi, con stili di coloritura e messaggi originali. “Felicità è essere felici sempre, ogni giorno, gioiosi delle piccole cose, affettuosi con le persone. È vivere in armonia”. “Mi sento una ragazza fortunata, perché la mia vita è a colori come questo arcobaleno”. “Incontro sulla strada amici che mi riconoscono e mi aiutano”. “Ho conosciuto dei veri amici, mi sono aperta e mi sento felice”…
Mentre don Silvio Bernardi celebra la santa Messa, i membri dell’équipe, con gesti, parole, messaggi, letture bibliche aiutano l’assemblea ad entrare in questa atmosfera “colorata” e stimolante. Qui ognuno si sente al proprio agio ed esprime veramente il meglio di sé. Anche Edoardo, dopo un attimo di smarrimento, si siede tranquillamente a fianco del celebrante e partecipa in modo attivo e simpatico ai vari momenti.
Significativa l’azione simbolica vissuta dopo l’omelia. Ognuno, chiamato per nome dalla sottoscritta, risponde «Eccomi» e depone il proprio nome nella matassina del colore preferito. Quel “colore”, dono dello Spirito a ciascuno di noi, ci rappresenta ed è necessario al Signore perché il suo amore possa arrivare al cuore di ogni persona. In seguito ci uniamo, nel canto dell’Eccomi di gruppo, con Maria e come Maria. Sappiamo che insieme a lei diventa più bello, più vero e più fecondo. «Ecco, io sono la serva del Signore, si compia in me la sua volontà».
Con il canto finale ci rivolgiamo ancora a Maria chiamandola teneramente Mamma. Una parola che Edoardo ben conosce, che vibra nel suo cuore e nel cuore di tutti. Ed è proprio lui che depone ai piedi di Maria un mazzo di fiori campestri che ha raccolto. Questo suo gesto esprime, a nome di tutti, fiducia, gratitudine, affidamento.
Segue un momento di festa molto partecipato e gioioso tra dialoghi, canti e musiche. Una festa che ciascuno vorrebbe prolungare il più possibile. Preludio di quella “festa senza fine” verso cui è orientata tutta la nostra esistenza, con le sue gioie e le sue fatiche.

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