di suor Sonia Fontana

Patris cordeQuando penso a san Giuseppe, definito da Francesco “Padre del coraggio creativo”, non posso fare a meno di associare questa sua espressione a una parola a me molto cara: resilienza.

Questo termine, molto importante in ambito tecnologico, è fondamentale per capire le proprietà meccaniche dei materiali. Con gli studenti di prima media sempre ci soffermiamo su questa parola che, da qualche anno, è stata data “in prestito” anche ad ambiti non prettamente tecnico-scientifici. Sovente infatti, sentiamo parlare di persone “resilienti”.
Ecco, per me questo appellativo è perfetto per san Giuseppe. Di fronte alle difficoltà, ad eventi traumatici la persona resiliente non si arrende, ma sa trovare le forze per reagire. Addirittura è capace di trasformare un evento negativo in un’opportunità.
In questo momento, alla luce della recente pandemia, sento di poter scommettere che soffermarsi su questa capacità dell’umano sia fondamentale! La figura di Giuseppe può essere ancora oggi di stimolo non solo ai padri di famiglia ma anche a noi insegnanti, a tutte quelle persone che svolgono servizi in ambito pedagogico. Come docente di scuola media, sperimento ogni giorno la sfida - e anche il peso - della responsabilità educativa a cui sono chiamata. Non si tratta semplicemente di programmare lezioni, sperimentando attraverso le nuove tecnologie diverse modalità didattiche. È un andare in profondità, un’osservazione continua tra sguardi, parole, gesti: la cura delle relazioni.
Come Giuseppe, l’insegnante è mediatore. Non è un mero trasmettitore di nozioni, ma desidera accompagnare il ragazzo nella scoperta, nell’analisi critica di ciò che studia, progetta ed elabora. L’attualità di questo Santo è più che evidente. L’oggi, caratterizzato da una estrema frammentarietà e complessità, ha bisogno di tanti “Giuseppe” che, con determinazione e coraggio, portano avanti, con umiltà e forza, il sogno di Dio.

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