di suor Silvia Canale

Don Giovanni Giordano, biblista“Mettersi in sintonia con lo sguardo di Gesù per guardare se stessi, gli altri, il mondo”. È il tema che don Giovanni Giordano, biblista qualificato, ha trattato alle Suore di san Giuseppe di Cuneo,...

riunite nell’Assemblea Triennale in Europa. Uno degli obiettivi del discernimento in vista di possibili scelte pratiche è appunto affinare lo sguardo.
Il relatore si è introdotto nello sviluppo della tematica rispondendo a due domande con il contributo teologico. “Questo nostro mondo si attende ancora qualcosa da Gesù?”; “Qual è lo sguardo di Gesù su questo nostro mondo?”. L’argomentazione è stata così eloquente ed efficace da aiutarci ad affinare lo sguardo sul rapporto tra il nostro mondo europeo e il cristianesimo. In particolare, nel discorso, don Giovanni ha aguzzato la vista sulle parole che il Vangelo di Gesù Cristo tiene in serbo per questo mondo da 2000 anni. Il Vangelo è la parola definitiva, quindi riesce ad illuminare ogni epoca della storia.
“Questo mondo che noi abitiamo è certamente post-ecclesiastico, ma non è vero che è post-cristiano, perché ci sono molti modi di essere cristiani secondo il Nuovo Testamento, non solo uno”, afferma il relatore e prosegue. “La Chiesa oggi è apprezzata sì, ma dal punto di vista sociale, come agenzia socio-caritativa e come spazio pedagogico. Tuttavia, riguardo alle questioni fondamentali della vita dell’uomo, purtroppo le parole ecclesiali non segnano più le coscienze. La gente cerca risposte o nella scienza, o nell’occulto, oppure nelle spiritualità orientali. È sicuramente una constatazione dolorosa, ma può diventare un vero e proprio kairos, un tempo di riaprire il Vangelo con umiltà e vedere ciò che Gesù Cristo voleva dire già 2000 anni fa.
Ecco i tratti che don Giovanni trae dal Vangelo, appunto.
Gesù Cristo prevedeva una disseminazione della fede pienamente cristiana al di là dei confini della Chiesa. Cioè quattro modalità di essere suoi discepoli che emergono con forza e chiarezza dai 4 Vangeli. La prima: i credenti ecclesiali. La seconda: i credenti che non sono ecclesiastici, ma che si ispirano ai valori del Vangelo e Gesù riconosce come suoi. “Sono l’anima del nostro mondo”. La terza: i non credenti simpatizzanti. “Chi non è contro è per”, sono un po’ i protettori di Gesù. La quarta: quelli che non hanno mai sentito parlare di Gesù e che al momento non sono stati raggiunti dal Vangelo.
Il relatore va verso la conclusione dell’argomentazione con alcune battute profonde e forti. “Gesù Cristo è il Logos che illumina ogni uomo che viene al mondo. Cioè: nel cuore dell’essere umano, chiunque esso sia, a qualunque religione appartenga, in qualunque epoca della storia sia vissuto c’è come una traccia di ciò che diventerà sfolgorante in Gesù Cristo. Siamo tutti creati in Lui e in vista di Lui. Non veniamo al mondo in modo neutrale, veniamo al mondo ispirati, orientati cristologicamente”.
“Se provocati dall’epoca che si vive - afferma - si riapre il Vangelo si riapre il cuore. Nell’evangelo trovi il vino nuovo. Ma anche chiede: procurati un otre decente. Vino nuovo in otri nuovi. Gesù mette il vino, tu metti l’otre”.
“Lo sguardo di Gesù su questo nostro mondo riabilita tante figure possibili. Ci sono molti modi di appartenenza al Signore” ed è questo un motivo di speranza per oggi e per il futuro.

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