di una partecipante

Siamo al secondo giorno del nostro iter formativo; oggi giochiamo in casa. La relatrice è una nostra consorella, suor Luisita Quaglia, che ci aiuta a percorrere “Le stagioni della coscienza”.

Il titolo ci ha un po’ incuriosite perché nella vita corrente non siamo molto familiari con questa terminologia. Siamo sì consapevoli di avere una coscienza, ma l’idea che questa abbia anche delle stagioni non mi aveva ancora sfiorata.
La curiosità ha poi lasciato spazio all’interesse; mentre eravamo condotte a percorrere le varie tappe, ci si aspettava di vedere in quale stagione eravamo:

  • alla nascita, quando con la coscienza socializzata prende troppo importanza l’approvazione degli altri?
  • all’adolescenza, con la coscienza cerebrale che fa emergere gli ideali e il proprio ‘io ideale’ rischia di sommergerci?
  • oppure, vista l’età matura di tutte le partecipanti, abbiamo già acquisito la coscienza profonda realista e quindi ci possiamo riposare…?

Non è questo che dobbiamo cercare, ci avverte suor Luisita: “E molto probabile che in ciascuno di noi coesistano, con differente incidenza, i tre tipi di coscienza”. Ecco perché nessuna si può dire ‘arrivata’. Nel nostro cammino formativo siamo chiamate “a individuare da quale coscienza siamo guidate nelle nostre scelte quotidiane e impegnarci a crescere perché prevalga la coscienza profonda”, quella che ci conduce alla libertà, alle scelte evangeliche che danno vita perché ci rendono capaci di vivere “misericordia, compassione e cura”.
Di qui sono scaturite alcune preziose indicazioni finali:

  • l’importanza di ritagliarsi spazi di silenzio per imparare a interpretare la propria vita e gli eventi
  • la necessità, come credenti di riferirci al Vangelo impastato di criteri che ci indicano il cammino
  • l’apertura del cuore alla luce dello Spirito Santo, come unico faro per illuminare il percorso da riprendere ogni giorno.

La formazione alla coscienza non è mai conclusa.

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