di suor Alda Giordanengo

«La bellezza della vita è nel suo essere fragile, timida, passeggera e mortale». È la frase di Bobin con cui la relatrice,...

madre Patrizia Graziosi, Istituto, ha accattivato la nostra attenzione e ci ha introdotte nel tema della fragilità, tanto suggestivo e attuale.
Nel presentare i vari significati del termine fragilità, ci ha invitate a chiederci quali dizionari usiamo per comprendere il senso della realtà che viviamo e se per noi il “dizionario analogico” è davvero la Parola di Dio, è davvero la parola di padre Médaille, soffermandosi sul testo delle Massime.
La relatrice, in seguito, ha tracciato tre strade che si aprono di fronte alla fragilità: abitare, riconciliarci, amare.
Abitare. La fragilità non è una nostra scelta, ma è la stessa condizione umana. Tuttavia possiamo scegliere come viverla. Ad esempio: chiuderci in noi stesse e lamentarci, oppure combatterla e cercare di superarla. Compensarla o fuggirla, oppure scegliere la strada alternativa dell’abitarla. Padre Médaille ci conduce pazientemente a percorrere quest’ultima strada consegnandoci alcuni verbi: “vedere” l’opera di Dio, “pesare” o discernere, “amare”. 
Riconciliarci. La nostra fragilità ferita ci rende sempre vulnerabili. Occorre dunque, fare pace con le nostre ferite. Padre Médaille nelle Massime ne presenta un bel campionario, evidenziando, soprattutto, quelle relative all’ambito delle relazioni. Come trasformare queste ferite in opportunità? Forse ricordando come nasce una perla dentro la conchiglia. Ecco alcuni consigli su come estrarre dalla nostra interiorità la madreperla. Cioè quella capacità di amare che Dio ha impresso in noi.
Amare. Scopriamo, allora, che la fragilità, abitata e riconciliata, diventa occasione per crescere nell’amore. Diventa terreno dove germoglia il desiderio di Dio e fiorisce la speranza, sostenuta dal “confidare” nella Provvidenza e nel “fortificarci” di fronte alle difficoltà.
Madre Patrizia conclude la relazione con questa consolante invocazione, ancora di padre Médaille: «Concedimi di essere tra le tue mani come materia prima e inerte e non ancora modellata, capace solo di ricevere il modello e le forme che le vorrai imprimere… Vivificami con la presenza del tuo unico Spirito» (EC cap. I, sez II).

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