di suor Angélique Tiba, Congo

Suor Angélique Tiba, CongoLa mia avventura in terra romana, luogo per eccellenza della Chiesa universale inizia nel settembre 2019. Subito mi sono trovata di fronte alla difficoltà di comunicare non conoscendo la lingua.

Però, ho iniziato subito il corso di italiano nella mattinata e, nel pomeriggio, la frequenza all'università, quindi solo alla sera tornavo nella mia comunità. Mi sentivo stanca, tutto mi sembrava troppo difficile. All'università, non capivo ancora bene gli insegnanti, anche se parlavano normalmente. Per me tutto era complicato e mi ritrovavo alla fine dei corsi, a volte, senza aver scritto una frase completa e rimanevo con la pagina bianca.
Allora mi è sopraggiunta la paura, ero scoraggiata, disperata, triste, ansiosa, frustrata, isolata… Non capivo quello che veniva detto a tavola, in comunità, ma ancora di più durante le lezioni. Eppure, il problema non era da parte degli altri, ma ero io a non capire, e gli altri non potevano nemmeno conoscere ciò che volevo dire o condividere. Parlavo solo in francese, e questo peggiorava la mia situazione.
Giorno dopo giorno, a poco a poco, ho iniziato a formulare alcune frasi, spesso scorrette, senza coniugare i verbi. Tuttavia, ho cercato di vincermi, mi sono lasciata correggere dagli altri, ho iniziato a imparare nuovi vocaboli, a fare brevi conversazioni e simili. Mi sentivo orgogliosa di aver fatto progressi e migliorato la mia conoscenza linguistica.
Ora, dopo i due anni di studi, posso dire che la lingua è il punto di partenza della vita missionaria. È la porta d'accesso alla società o alla comunità, perché permette di creare un buon clima nel vivere insieme. Sono convinta che la lingua faccia parte dell'integrazione della persona nella società. La mancanza di conoscenza è alla radice di malintesi, tensioni, aggressività, problemi, incomprensioni, perché non sappiamo come interpretare correttamente ciò che l'altra persona dice o vuole. La mia vita missionaria è cominciata davvero quando ho iniziato a capire la lingua.
È sempre interessante scoprire cose che non conoscevi in precedenza. Mi piaceva l'atteggiamento delle mie consorelle in comunità. “Anche se ti esprimi male, nessuno ride di te”. Ero corretta con cortesia, e questo mi ha incoraggiata. È così che ci siamo impegnate insieme in una profonda esperienza comunitaria, di scambio, di condivisione, di apprendimento.  Imparando di più sulla cultura dell'altro, rafforziamo la nostra identità, infatti è provando che si impara. >>Continua

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