di Barbara Manferdini

Ho seguito con attenzione la prima puntata di una piccola serie di episodi destinati al Lessico Famigliare, tenuti da un preparatissimo psicoanalista. Ottimi spunti e teorie applicabili alla vita,...

ma quasi sempre la vita non è applicabile alla teoria. Ho apprezzato i riferimenti biblici, il parallelo delle figure della famiglia in quei filmati in bianco e nero, la profondità dei bisogni del mondo d’oggi.
La puntata era rivolta alla “madre” non tanto nel senso fisico e femminile del termine ma come archetipo e simbolo.
Più volte è stata ribadita l’importanza della “cultura sulla natura”, quindi sul fatto che la figura di madre possa essere svolta da chiunque risponda ai bisogni di un figlio. Un concetto chiaro e che, nell’accezione utilizzata, continua a dare importanza alla dualità senza mescolanze pericolose.
Ma spesso questo snaturalizzare e sottolineare gli usi, le consuetudini e i risultati può portare a una perdita di fondamenti basilari. Quando l’esperto parla dei rapporti di sangue che “non funzionano mai” rispetto a quelli adottivi, ci porta a pensare che i secondi siano quelli giusti, facendo perdere forza e vigore ai primi. Se il sistema e la società - la cultura, così come da lui intesa - ha prodotto questi risultati, non significa che dobbiamo puntare su quello che funziona e lasciar perdere quello che ci ha procurato sofferenza, come se fosse un errore.
Cerchiamo, invece, di capire perché non ha funzionato.
Lo stesso oratore ha ribadito, con forza, che oggi nella vita delle persone c’è bisogno di presenza, attenzione, dialogo… Quindi, perché questa realtà non può essere applicata al rapporto di sangue, o ipotizzare che le mancanze non l’abbiano fatto funzionare?
Ottimo il paragone della Vergine Maria - che nel grembo aveva la vita di un altro (Dio) - con qualsiasi donna gravida che porta concettualmente nel grembo una vita altrui perché dovrà giustamente essere indipendente e prendere il volo, ma perché sottolineare che la vita che una donna “normale” ha in pancia non è di Dio?
Anch’io credo fortemente nella necessità che le mamme continuino a essere donne, affinché la loro vita non si esaurisca con il figlio, dal quale potersi così staccare senza dolore per nessuna delle due parti. Alla frase “il bambino deve sperimentare l’assenza della madre” non manca un … ”Quando?” Il concetto rischia di giustificare, come sani, tutti quei rapporti che dai primi mesi si limitano a poche ore di conoscenza.
E, infine, la necessità fondamentale che questo futuro adulto sia stato voluto, cercato, desiderato. Dalle parole che ho ascoltato passa un concetto che “siamo salvi” e psicologicamente sani, solo se siamo stati desiderati.
E sappiamo che spesso non è così.
La vogliamo integrare un po’ di spiritualità? Caro Dottore… ma, se quel bambino non cercato dai genitori fosse stato voluto da, lo chiami come preferisce, ...Dio?
In fin dei conti, è nato. Giusto? Come mai?
Almeno così, salviamo anche quelli che, alla notizia della gravidanza, dal grembo, hanno sentino un “oh no!” da parte anche solo di un genitore.
Dato che ha sottolineato l’importanza del nome: Gesù significa “Dio Salva”, e parliamo di un bambino che, appunto, non era stato direttamente voluto dai propri genitori biologici … e pensi a quante cose ha fatto! ;-)

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Essere Famiglia

 Ti auguro
un'oasi di pace

La strada
vi venga sempre dinanzi

e il vento vi soffi alle spalle
e la rugiada
bagni sempre l'erba

cui poggiate i passi.
E il sorriso brilli sempre
sul vostro volto.
E il pianto che spunta
sui vostri occhi
sia solo pianto di felicità.
E qualora dovesse trattarsi
di lacrime di amarezza
e di dolore,

ci sia sempre qualcuno
pronto ad asciugarvele.
Il sole entri a brillare
prepotentemente
nella vostra casa,

a portare tanta luce,
tanta speranza e tanto calore.

Don Tonino Bello

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