di Giovanni Dutto

Il tempo per gli altriLa malattia, le epidemie più ancora pongono il problema del tempo che ci è dato. Chi lo spende per far carriera, chi per guadagnare onestamente di che vivere e tirare su una famiglia.

Chi ne ha dedicato molto a se stesso, chi ha cercato di regalarne anche agli altri. L’esperienza dice che il pensare solo a sé lascia insoddisfatti: raggiunto un obiettivo, all’orizzonte ne compare un altro che sembra più appagante e poi un altro ancora. E quando un ostacolo blocca la corsa si rischia la depressione.
Impegnare il tempo con uno sguardo all’altro crea invece legami promettenti che danno sapore alla vita e fanno stare bene con se stessi. Certo questo richiede allenamento, è un rimodellare la propria vita interiore, una fatica continua e a volte verrebbe voglia di sedersi lasciando fare ad altri.
Credo che anche Giuseppe di Nazaret si sia sentito qualche volta stanco e un po’ demoralizzato. Pensare così me lo fa sentire più vicino; so però anche che sempre si è rialzato per fare del tempo che Dio gli donava un buon uso.
Così sia per noi: nel buon uso del tempo, della fatica e delle risorse ci sosterremo vicendevolmente, certi che l’aiuto non mancherà perché tutto riesca bene.
A questo ci invita la Massima di padre Médaille (cfr. XIV,8): «…fate tutto in Dio e con Dio, mediante l’esercizio di una vita interiore animate dalle intenzioni sublimi che Lui stesso si prefigge quando dispone le vostre azioni e quando vi assiste perché le facciate bene con il suo aiuto».

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Padre Jean-Pierre MédailleParole che nutrono la mia vita

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