di Costanza lerda

La semplicitàSo avvicinare le persone, qualsiasi persona, senza metterla in soggezione, permettendole di sentirsi a proprio agio? So accogliere, intuire che l’altro è sé stesso, senza maschera?

La semplicità non è banalità e nemmeno superficialità. È una cosa seria, per bambini e per adulti. C’è qualcosa della verità, perché non si deve fingere. C’è qualcosa dell’infanzia, dell’immediatezza dei bambini, anche se non sempre gli adulti comprendono appieno i piccoli.
È una dote che vorremmo vedere negli altri e in noi, perché ci fa star bene, perché consente di entrare subito in contatto, di capirsi. Forse vuol anche dire essere sé stessi in ogni situazione.
È scritto nel vangelo di Matteo: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli».
E Lev Tolstoj: «Non c’è grandezza dove non c’è semplicità, bontà e verità». Che bella compagnia per la semplicità! Impegnativo.
Si tratta di essere autentici, di trovare comunque dentro di sé le ragioni per essere così, ragioni che ci sono. Forse vuole anche dire non essere tanto complicati, ma immediati.
Sono i vecchi ed i bambini coloro che meglio incarnano la semplicità. Gli anziani, con una vita alle spalle, qualsiasi vita, qualsiasi sia il percorso che hanno fatto e le ragioni delle loro scelte: è un racconto di esperienza, la loro storia. I bambini hanno l’immediatezza e la percezione ancora limpida degli accadimenti, senza malizie ingannatrici.
Dobbiamo cercare di essere tutti piccoli, perché la verità possa trovare la strada …

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