di Costanza Lerda

SolitudineÈ bello stare da soli? Ha detto José Saramago: «La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi».

Si tratta quindi di una condizione spiacevole a cui si può tentare di porre rimedio. Perché è certo che ognuno custodisce “dentro” qualcosa.
Più banalmente riflettiamo però sulla definizione che immediatamente viene in mente. 
Cercata o accolta, una scelta o una costrizione. Bisogna imparare a conviverci. È banale affermare che preferirla, in modo consapevole, ci dia più soddisfazione di una situazione che ti cade addosso. Possiamo isolarci anche nella metropolitana affollata o al mercato. Da un anno a questa parte siamo sollecitati ad affrontare la solitudine, in certe circostanze, costretti.
Se ci esercitiamo, quando possiamo scegliere, forse la condizione può rivelarsi meno pesante, non angosciosa. Da soli si legge, si pensa, si può camminare, si può riflettere. Possiamo anche concederci di annoiarci un po’! Arricchisce la nostra profondità e possibilità di andare all’essenziale, possiamo scegliere se renderla fruttuosa o pesante. Dobbiamo imparare, esercitarci, non lasciarci spaventare o scoraggiare se ci sono tempi morti.
Che sia allora un susseguirsi di momenti piacevoli, in cui poter decidere in autonomia che fare, che leggere, dove andare! Nella solitudine impariamo ad ascoltarci e forse anche a volerci bene così come siamo. O - seguendo Saramago - imparare a far compagnia a quanto ciascuno custodisce dentro.

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