di Costanza Lerda

Pausa di silenzioViviamo immersi nel rumore, nei suoni, nelle parole. Come se fosse la normalità, anzi la vita. L’esploratore norvegese Erling Kagge dice: «L’Antartide è il luogo più silenzioso in cui sia mai stato.

Nel paesaggio che si stendeva innanzi a me a perdita d’occhio non si udivano altri rumori che i miei. Da solo, sul ghiaccio, circondato da un grande nulla bianco, riuscivo a sentire e percepire il silenzio. Ero completamente solo, non aprii mai bocca. Non vidi anima viva. La natura mi parlava nel silenzio. E il silenzio è entrato a far parte della mia vita».
Da quell’esperienza è arrivato a comprendere l’importanza del silenzio interiore.
È il silenzio che abbiamo dentro, forse ancora più difficile da capire e vivere. Una ulteriore tappa. Non è necessario l’Antartide. Ognuno di noi - credo - o spero avrà provato quella sensazione di tranquillità, di pace, in un posto, in una passeggiata, in una chiesa, in cui non era chiesto nulla, se non di assaporare l’assenza del rumore.
Dobbiamo lavorare per ascoltare noi stessi. Dobbiamo saper fare silenzio. Stare in silenzio non è essere soli. Il silenzio è dinamica sottile tra assenza e presenza.
È soltanto assenza di rumore?
È ritrarsi, è dare via ciò che è di troppo, è riconoscere la funzione del limite, è sfuggire all’obbligo di produrre senza sosta. È affascinante!
“Il cespuglio, se ne sta, seduto sotto un albero, e canta una canzone”. Solo a un indiano delle praterie può mettere insieme questi versi! Mah. Non è detto.
L’essere umano è anche quello che sa fare silenzio. Giova a lui stesso, alla comunità, alla natura...

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