di Costanza Lerda

Sperare, tenere duroPossiamo esercitarci nella speranza? È una virtù teologale. Ma sapere ciò potrebbe - subito - non esserci di aiuto. Troppo lontana... riguarda i credenti ... Ha forse anche significato semplicemente...

nell’umano vivere di ciascuno di noi? «La speranza non è ottimismo e non è la convinzione che ciò che si sta facendo avrà successo. La speranza è la certezza che quello che si fa ha un senso, che abbia successo o no». Parlava così Vaclav Havel, scrittore e drammaturgo, dissidente cecoslovacco e poi presidente di quella Repubblica, uomo libero e dalla profonde doti umane.
Frase sempre attuale e forte. Motiva all’impegno, ad una ricerca ponderata. Ma una volta compiuta la scelta ci costringe a non tornare indietro. Ci invoglia a non scoraggiarci, se non abbiamo seguito o se non abbiamo il seguito che ci aspetteremmo. Ci rende forse anche più forti nelle nostre convinzioni. Ci spinge a non essere tentennanti. Non è semplicistica. Presuppone un cammino, un percorso di ricerca, di approfondimento. Richiede di operare delle scelte.
Ma ci dice alla fine di tenere duro, anche se non siamo in tanti, anche se l’esperienza non raccoglie l’applauso dei più. Rende più forti perché da un lato ci costringe a pensare, a non agire a caso. Dall’altro ci sprona ad andare fino in fondo, nonostante tutto.
E confrontarsi con persone che hanno questi presupposti può risultare particolarmente arricchente e non banale.

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