di Costanza Lerda

Caffetteria in GiordaniaCostruiamo ponti, in arabo, si dice Binà Jusur. Ce lo racconta l’Associazione “Un ponte per ...” onlus, con sede a Roma, nata nel 1991, la prima guerra del Golfo.

Hanno aperto ad Amman, in Giordania, una caffetteria gestita da persone con disabilità fisiche e mentali. Per superare insieme i pregiudizi e costruire ponti di inclusione e dignità. Gli ostacoli che queste persone devono superare non sono di poco conto: ci sono quelli legati alla disabilità, a volte al trauma perché tanti hanno sviluppato la loro disabilità come conseguenza delle guerre che hanno subito e da cui sono fuggite.
Spesso arrivano dalla Siria ed hanno trovato rifugio in Giordania dopo una lunga migrazione. Sovente appartengono alle fasce di popolazione più umili, sia della comunità rifugiata che di quella ospitante. I volontari dicono di aver imparato che le capacità vanno solo scoperte. Ognuno sviluppa le proprie in modo speciale e sta a chi è vicino trovare i mezzi migliori per farle esprimere.
È un ambiente speciale: ci sono Omar, Mohammad, Abdelfatah, Fouad e Moneer. Hanno frequentato un corso per poterla gestire anche a livello finanziario. «Ci motiva e ci aiuta ad essere indipendenti» dice Omar. Aggiunge Fouad: «Vogliamo anche dare un messaggio a chi vive in Giordania: le persone con disabilità sono capaci di fare qualsiasi cosa, come tutti gli altri».
Marta Malaspina di “Un ponte per...” ad Amman spiega che «Il punto per noi non è distribuire servizi, ma stare al fianco della comunità. La caffetteria è un modo per far vedere che queste persone esistono e sono in grado di lavorare».

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