di Costanza Lerda

IncontroLa incontro sotto i portici, a Cuneo. Mi guarda, mi sorride ed esclama il mio cognome. Ci abbracciamo strette. L’ho riconosciuta ma lì per lì non ricordo il suo nome, mentre mi viene alla mente...

tutta la sua storia e quella dei suoi familiari. È una donna africana, arrivata parecchi anni or sono con cui, in allora, faticavo anche a comunicare a causa della lingua. «Sono ancora nella tua casa», esclama riferendosi all’alloggio dove l’avevo accompagnata tanti anni fa.
È una felicità grande. A quasi un anno e mezzo dalla pensione mi capita di incontrare casualmente persone che ho conosciuto negli anni di lavoro come assistente sociale. Mi colpiscono soprattutto quelli che sono nascosti alla vista di una città. Trovo in questo spazio di incontro un nuovo senso al mio lavoro, forse neanche percepito allora.
Non ho mai fatto nulla di eccezionale se non cercare di ascoltare, sviscerare i problemi con l’intento di trovare, insieme, una possibile soluzione. Le risposte non sono sempre state esaurienti e risolutive.
Ora mi fa piacevolmente meraviglia che qualcuno ricordi un cammino comune. Allora, al di là delle risposte alle precise ed esigenti domande di intervento, di aiuto, c’è stato un incontro! E mi fa piacere pensare che abbia rappresentato un arricchimento tale da dare valore al mio lavoro. Magari, dopo anni, ti dicono qualcosa di significativo che illumina la tua azione di tanti anni fa, fuga dei dubbi.
Il lavoro è anche ciò che rimane quando non lo fai più, le relazioni che hai costruito senza neanche accorgerti e che valorizzi dopo. Lo auguro a tutti...

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