di Costanza Lerda

La massima autorità religiosa del popolo Edo ha pronunciato un editto con cui annulla i riti juju che vincolano le ragazze ai trafficanti, messaggio accolto con gioia anche in Italia.

La speranza per migliaia di ragazze nigeriane costrette a prostituirsi passa dallo schermo di un telefonino. Un video, girato nel sud della Nigeria, mostra il rito celebrato da un’importante autorità religiosa locale che, nel corso di una solenne cerimonia, ha annullato i riti juju (o vodoo) che vincolano le giovani e giovanissime vittime di tratta alle maman (le donne che in Italia gestiscono le ragazze) e ai trafficanti, svolta positiva nella vita di tante giovani e giovanissime costrette a prostituirsi.
Tramite YouTube, chat e social network, la notizia è arrivata in un lampo anche in Italia dove, solo nel 2016, sono sbarcate circa 11mila donne d’origine nigeriana.
Le donne però che si trovano in strada hanno paura, si è inasprito il controllo e continuano a ricevere minacce dalle maman. Ad altre viene detto che il messaggio ha valore solo per le ragazze che vengono da quella regione e non da altre. Diverso il discorso per chi ha già iniziato un percorso di fuoriuscita dalle reti della tratta: un potente messaggio di speranza.
La liberazione dal rito juju, è un fattore importante, ma necessita un robusto supporto da parte delle istituzioni, con ampliamento delle strutture di accoglienza, in modo particolare per le minorenni.  Sono parecchie le associazioni in tutta Italia impegnate in questo percorso. “Molte ragazze che hanno abbandonato i CAS (centri d’accoglienza straordinaria per i richiedenti asilo) volontariamente o perché obbligate, adesso vogliono poter rientrare nell’accoglienza. ...libere dal ricatto juju … non vogliono continuare a prostituirsi. Servono più posti in pronta accoglienza ... o provvedere alla loro riammissione nel circuito di accoglienza” – così dice uno dei tanti operatori coinvolti.

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