di Costanza Lerda

Inizio ottobre 2017: si chiama “Follow the women, women for peace”, “Segui le donne, donne per la pace”, l’iniziativa di Detta Regan, messa in atto per combattere i pregiudizi...

e sconfiggere la paura della guerra. Una marcia in bicicletta di 50 chilometri, da Tripoli (seconda città libanese dopo Beirut) a Biblos. Alla chiamata hanno risposto in 120 donne, provenienti da 16 paesi diversi. Tutte unite dall’intento di non farsi mettere all’angolo dalla paura della guerra, dall’insicurezza nata in questi giorni di perpetui conflitti. “La mia pazza idea era di portare le donne di tutto il mondo a pedalare in Libano, Siria, Giordania, Territori occupati della Palestina perché potessero vedere con i loro occhi, vivere e raccontare una volta tornate, perché solo così si vincono i pregiudizi, solo così può nascere il dialogo”, racconta l’organizzatrice. “Per venire qui c’è voluto coraggio. Tutte voi siete state coraggiose. Avete resistito a quelli che vi dicevano di non venire perché era pericoloso, perché c’era la guerra”. L’itinerario è stato ridotto al solo Libano e limitatamente ad una settimana.
Ci sono ragazze della Francia, della Spagna, degli Stati Uniti, della Gran Bretagna. Il terrore e la morte sono arrivati nei loro Paesi.
È rimasta ferma per molti anni “Follow the women”. La guerra civile in Siria ha reso impraticabile il percorso originario. Quest'anno la manifestazione è ripresa, anche se limitata al solo Libano e per una settimana.
C'è un gruppo di 14 donne iraniane, che pedalano senza tunica e senza velo. "Amiamo il nostro paese", ripetono, “ma vogliamo essere libere di scegliere noi come vestirci”. Una di loro partecipa ai "white wednesday", ai mercoledì bianchi, cortei in cui le donne iraniane contrarie al velo sfilano indossando il velo bianco come forma di disobbedienza civile. Ci sono quattro palestinesi, due arrivate in ritardo, perché hanno avuto problemi per ottenere il visto.

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