di Maria Michela Petti

Per te che sei
scivolata improvvisamente
nell’abisso dell’isolamento

vorrei, finalmente,
lo slancio della coscienza collettiva
perché si concretizzi
    quella rivoluzione culturale
    spesso invocata a soluzione
    della complessa condizione
    della donna. Nell’indignazione
    per fatti cruenti
    e, sembra quasi, nella rassegnazione
    per sottovalutate espressioni
    di aggressione alla sua dignità.

Per te vorrei
il conforto di una carezza
al tuo io ferito
da promesse tradite,
al tuo cuore sprofondato
nell’umiliazione del disprezzo
svelato da gesti e parole
irragionevoli, così virulenti,
da soffocare il grido di dolore
nell’impotenza dello stupore.
Eppure: un briciolo di energia
in te potrai trovare
per non cedere alla tentazione
di lasciarti andare.

Vorrei riscrivere
la tua storia incompiuta
rimasta impigliata
in un groviglio di sentimenti,
mentre scorrono le ore
di un’interminabile notte
che allunga le sue ombre
sul tuo animo inquieto.
Viva, senza sentirti viva,
vorrei rivitalizzassi
la tua forza di volontà
per spingere più in là
lo strazio che ti fa ingoiare
lacrime amare
e, nell’assenza di suoni,
risentissi la voce del silenzio
del tuo cuore disincantato
in attesa dell’alba
di un nuovo giorno illuminato
dalle luci della speranza.

Maria Michela Petti
Fra i vincitori del Concorso di poesia 2016: “Zitta, lo sai che non vali niente”, promosso dalla Commissione Pari Opportunità della provincia di Teramo. 

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