di Barbara

Paolo. Uomo che, come noi, non ha mai incontrato Gesù fisicamente, ma l'ha conosciuto attraverso gli scritti e i racconti.

Soprattutto, è stato "folgorato sulla via di Damasco". "...All'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare»" (Atti 9, 3-6).
Poteva rifiutare questo "invito"?
È lui stesso che poco dopo dice di essere stato conquistato da Gesù, ci ricorda che dobbiamo rallegraci nel Signore, scrive "per Lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Lui".
Forte, vero?
Essere trovato in Lui, di essere cioè nel Signore, non come una dipendenza ma permearsi l'uno nell'altro, come una cosa sola. Questa è la promessa di Gesù, sta a noi permetterlo.
Paolo era un persecutore, ci dimostra quanto la vita delle persone possa radicalmente cambiare con l'incontro di Gesù. Non è un cambiamento da sudditi, obbligati a rispettare delle leggi prestabilite… ma è volontà di vivere in pienezza, come se fosse l'unico modo possibile, ovvio, vivo e vero.
Gesù non cambia, ma trasforma. Il passato rimane, ma non è rifiutato… viene elaborato come base su cui poggiare i piedi verso una nuova mèta. Paolo resterà impulsivo e focoso, ma questa sua indole viene indirizzata verso un obiettivo di vita, per far conoscere al mondo il Vangelo.
La folgorazione di Paolo è quel momento della vita in cui ciò che stiamo vivendo, sentendo, guardando, ha una firma in basso... un istante in cui capiamo, quando le cose sono chiare, tutto è profondamente "in ordine"… un'immagine che ci viene da lassù. Che però non possiamo lasciare nei ricordi, fine a se stessa.
Quando abbiamo avuto un colpo di fulmine non possiamo restar chiusi in casa. Abbiamo voglia di uscire, di cercare quella persona, non pensiamo ad altro!
La Fede non possiamo afferrarla noi, è Gesù che ci afferra. Non è una ricetta da seguire per ottenere un risultato più o meno uguale a quello di altri. Per ognuno la folgorazione è diversa, personale, intima, proprio perché ognuno di noi è unico.
La fede nasce dall'ascolto e diventa il canale trasportatore che traghetta quello che abbiamo ricevuto per darlo agli altri.
Quando riconosciamo i doni, i talenti, ci rendiamo conto di quanto gratuito c'è a monte della nostra vita. Non dobbiamo avere paura…! Altrimenti tutti i nostri doni saranno inutili, non solo perché non raggiungeranno gli altri ma, principalmente, per noi stessi, perché nemmeno noi sapremo che farcene... e ricordiamoci che se abbiamo imbarazzo nel dire una cosa, non ci crediamo nemmeno noi.

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