di Rachele Basso

Dare casa al futuroCosa è rimasto dopo il Sinodo dei giovani? Quali parole ha consegnato alla Chiesa, per chiederle di essere casa accogliente per le nuove generazioni, capace di ascoltare e di accompagnare?

Su queste domande si è concentrata la riflessione del XVI Convegno nazionale di pastorale giovanile a Palermo: tanti sacerdoti, religiosi e giovani animatori hanno impegnato quattro giorni a interrogarsi sul come svolgere al meglio questo difficile compito educativo. Le parole coraggiose del Sinodo dei Giovani
Il convegno è stato aperto da don Michele Falabretti, responsabile nazionale, e don Rossano Sala, segretario speciale del Sinodo: «La spiritualità è questione di presenza prima che di parola, di bellezza prima che di riflessione». A seguire, l’intervento di Silvano Petrosino, docente di filosofia: «Nell’educare dobbiamo imparare da Dio che lascia spazio all’uomo: la creazione è perfetta ma non compiuta, perché aspetta la risposta di ogni figlio. Un Dio così, che sta fermo, che ti lascia spazio, è un Dio credibile, con cui i giovani possono stare». Frère Alois e Frère John, della comunità di Taizè, hanno raccontato l’esortazione apostolica “Christus vivit”, nata dal Sinodo: «Servono non solo spazi dove stare bene insieme, ma luoghi per una crescita umana e spirituale. Non dobbiamo soltanto dire ai giovani come pregare, ma pregare con loro, portando un annuncio che deve attraversare la loro vita quotidiana, facendo scoprire loro dove Dio li aspetta».
Una riflessione continuata nella discussione tra don Salvatore Currò e don Giuliano Zanchi, sul vivere quotidiano insieme ai giovani: «La Chiesa deve essere casa accogliente e ospitale per i giovani, dove fare discernimento comune. Noi possiamo capire le cose solo stando insieme, aiutandoci a stare con noi stessi». Senza fuggire i nodi centrali della vita: «L’educazione alla fede e l’educazione all’amore devono essere intrecciate. Si cresce nella fede nel momento in cui si cresce nell’amore vero».
Durante il convegno, c’è stato il tempo di visitare il Duomo di Monreale con il Cristo Pantocratore, “tutto tenente” con il suo abbraccio di oro e mosaico, e la Cattedrale di Palermo, con la tomba di Padre Pino Puglisi. Ma anche il tempo per conoscere gli altri e fare amicizia e, ovviamente, per assaggiare qualche cannolo.

Abitare il cambiamento
«Questo convegno ci chiede il coraggio di abitare il cambiamento, di abitare le delusioni, di abitare il mondo giovanile creando incontri che abbiamo il gusto e il senso del Vangelo – commenta don Pucci Suria, responsabile della Pastorale giovanile diocesana (di Mondovì) –. Che cosa non può mancare? Esserci, accompagnare, comunicare, aprire luoghi che siano spazi educativi di incontro e di ascolto, mettere al centro gli oratori. Con uno stile tutto da inventare».
«Un convegno che ha colto appieno l’invito del Sinodo, grazie agli spunti di riflessione, alla bellezza dei luoghi e all’energia dello Spirito amplificata dalla passione e dai sogni comuni di 800 persone – racconta Benedetta -. Ciò che mi porto a casa e l’invito ad avere il coraggio di far fronte ai “si è sempre fatto così”, troppo radicati nelle nostre comunità». «Solo se ci si immerge nella vita dei giovani senza riserve si giunge a una vera evangelizzazione», conclude Samuele.
*Articolo pubblicato su L'Unione Monregalese. 

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