di Angelo Fracchia

Dio ci incontra così come siamoDa lontano arrivano dei magi: persone importanti, nobili, abituate a leggere le stelle e a comandare. Non sembrerebbero visitatori adatti del bambin che è nato, umile e dimenticato dai più,...

ospite di una cittadina che, certo, era stata nobilitata dalla nascita di Davide e cantata da un paio di profeti, ma di fatti restava piccola, marginale e insignificante.
Eppure i magi arrivano, portando tre doni simbolici: l’oro al re, l’incenso al dio, la mirra all’uomo che dovrà morire. E i tre doni vengono insieme, non sono separabili. Gesù è tanto significativo e potrà dirsi re dell’universo solo perché è insieme Dio e uomo, perché, pur essendo nato divino, imparerà a vivere da uomo, fino alla morte, quell’esito che gli umani sanno di non poter evitare.
I magi portano il meglio che hanno, una lettura simbolica della presenza di Gesù nel mondo. Ma intanto, con tutta la loro sapienza, devono cercarlo, devono lasciarsi umilmente guidare e non da un re, ma da una stella.
Matteo sembra dirci che davvero non c’è nessuno escluso dall’incontro con Gesù. Non gli umili, ma neppure i nobili; non i poveri, ma neanche i ricchi. Ognuno ci arriverà con i propri strumenti, sopportando la fatica di non trovarlo subito, di dover avere costanza e pazienza... ma da tutti si lascerà trovare, così come siamo.
Epifania del Signore, anno B Si può leggere il vangelo secondo Matteo 2,1-12

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