di Angelo Fracchia

Presentazione di Gesù al TempioI vangeli dell’infanzia sembrano a volte avere un tono quasi favolistico. A dire il vero, hanno tutta l’intenzione di esserlo, e a volte “denunciano” questa loro caratteristica (Luca, ad esempio,...

offre delle indicazioni cronologiche molto precise, ma all’inizio del capitolo 3, dopo aver narrato l’infanzia). Il senso è che ciò che lì Luca narra (o Matteo, per quel che conta), non pretende di essere vero in quel che dice, ma sicuramente nella “morale” del racconto.
Solo che noi pensiamo le favole come narrazioni che vanno a finire bene, e nella cui conclusione non ci sono ombre. Ci possono essere problemi, angosce e drammi, ma saranno risolti tutti. E infatti pensiamo che quello che sentiamo nelle favole funzioni bene da bambini, ma non più dopo, perché poi sappiamo che la vita è piena anche di sofferenze e tensioni non risolte.
I primi due capitoli di Luca, come dicevamo, sembrano un po’ una favola... ma hanno anche tensioni e problemi che non saranno risolti. Quando ad esempio Gesù viene portato al tempio, i suoi genitori trovano personaggi affascinanti ma anche inquietanti, che promettono gran bene su quel bambino ma anche che sarà «segno di contraddizione», tanto che anche a Maria «una spada trafiggerà l’anima». Eppure il tono resta positivo, quasi a dire che può esserci sofferenza e fatica anche là dove restano il bene e il successo.
Giuseppe e Maria, per parte loro, si limitano ad ascoltare, a meditare, a custodire nel cuore.
Come a dire che non è obbligatorio capire tutto, per essere dalla parte di Dio e testimoniarlo. L’essenziale è mantenere il cuore aperto. E, volendo, fidarci dell’ottimismo di Dio: la sofferenza non è tolta, ma tutto andrà a finire bene, anche se magari non al modo ingenuo in cui ci piace immaginare le favole.
Festa della Sacra Famiglia, anno B Leggi dal vangelo secondo Luca 2,22-40

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