di Angelo Fracchia

"Lo avvolto in fasce"È inevitabile che in questo anno ripensiamo con rimpianto ai Natali precedenti... fatti di incontri con parenti e amici, tempi distesi in famiglia (e serenità... anche se a volte sotto i sorrisi covavano i coltelli...),...

luci colori e musiche che vorrebbero metterci in sintonia con il mondo e tutta l’umanità. Non sarà così, lo sappiamo. E, presi dalla (legittima!) paura e dalla (altrettanto legittima) nostalgia, possiamo pensare che quest’anno un virus ci abbia scippato il “clima del Natale”. Ci è però stato scippato, oppure può aiutarci a recuperarlo con più autenticità?
Il Natale di Gesù è la festa in cui celebriamo che Dio si è fatto uomo. Il senso della vita, il creatore dell’universo, colui che può aiutarci a vivere bene... anziché limitarsi a mandare un messaggio o dei messaggeri, ha deciso di sporcarsi le mani entrando nella nostra storia.
E, perché non pensassimo che questo passaggio sia stato indolore o astratto (come a volte diventa il nostro “clima del Natale”), due evangelisti hanno pensato di narrarci la storia di quella nascita. Non raccontano le stesse vicende, tanto che c’è chi ha pensato avessero fonti poco affidabili o se la siano addirittura inventata, ma loro coglievano che l’ingresso nel mondo di Dio aveva quelle caratteristiche, che in effetti coincidono. Per Matteo Gesù è il perseguitato: appena arrivato nel mondo, c’è chi cerca di eliminarlo, e per salvarlo suo padre deve portarlo in esilio e poi fargli cambiare domicilio. È un rifugiato in fuga, senza diritti di cittadinanza. Per Luca, invece, i suoi genitori sono fuori casa e non trovano un albergo, tanto da dover posare il neonato in una mangiatoia. Anche qui un profugo, disprezzato e respinto. A onorarlo vanno dei pastori, che a noi fanno tenerezza ma che erano considerati impuri, puzzolenti e grossolani, il peggio della società. Un reietto fin dalla nascita, accolto solo da gente che in società non aveva il diritto di farsi vedere.
Per entrambi gli evangelisti, il segno poderoso dell’arrivo della salvezza divina è... «un neonato avvolto in fasce», ossia con il pannolino indosso. Il Dio potente e nobile... è un bambino come tanti, un infante che strilla, mangia e fa i suoi bisogni, che ha bisogno di essere cambiato e accudito in tutto.
Dio entra nella vita reale, fatta di tenerezze e debolezze, di cattiveria ed espulsioni... ed è dalla parte degli espulsi. Chi vuole essere dalla parte di Dio, sa di non poter stare comodo. Quest’anno ci è un po’ più facile, sintonizzarci con Dio.
Natale del Signore I giorni di vacanza e di isolamento potrebbero essere l'occasione per rileggere il racconto del Natale, che troviamo nei primi due capitoli dei vangeli secondo Matteo e Luca; potremmo avere delle sorprese...

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