di Angelo Fracchia

Epifania del Signore Gesù

Sembra una di quelle domande banali da bambini piccoli: quanti erano i re magi? Tre, alcuni dicono quattro ma uno si è perso… Come spesso accade per i vangeli dell’infanzia, il buffo è che...

siamo sicuri di sapere una cosa che non ci è mai stata detta. Se si va a rileggere il vangelo di Matteo (l’unico che parli dei magi…) scopriamo che non si dice mai che siano re, né quanti siano (né, tanto meno, il loro nome).
Può sembrare, e probabilmente è, un particolare assolutamente secondario. Ma se vogliamo anche questo ci parla.
Il vangelo di Matteo è scritto per i cristiani che venivano dall’ebraismo. È tutto pensato per loro, che conoscono bene l’Antico Testamento e che si interrogano sulla continuità di Gesù con la legge di Mosè. Eppure, anche in questo vangelo, un angolo per “gli altri”, per i non ebrei, c’è. I magi non sono ebrei, seguono non le scritture dei profeti ma quelle stelle che loro, e non gli ebrei, sono abituati a scrutare, e infatti vengono da lontano ma non sanno con totale precisione dove andare… E noi non ne sappiamo il numero né il nome.
Sembra quasi che Matteo abbia voluto ricordare che seguendo Gesù, ascoltandolo e adorandolo, ci troveremo in compagnia di persone che non immaginiamo, di cui non sappiamo neppure dire di preciso da dove vengano o quanti siano. Sappiamo solo, questo lo cogliamo dal vangelo, che sono persone buone, da aiutare e di cui cogliere il suggerimento. E come sempre nel vangelo, la storia continua a ripetersi…
Epifania del Signore rileggiamo il vangelo secondo Matteo: 2,1-12

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