di Angelo Fracchia

Parlare in breve del prologo di Giovanni è come dare un'idea veloce della Cappella Sistina.
O della quinta sinfonia di Beethoven.
O dell'Himalaya...

Concentriamoci allora su un particolare... proprio all'inizio.
Il "Verbo", ci dicono le nostre traduzioni. Non c'è da invidiare il lavoro dei traduttori, davanti a certe formule. Il greco usa la parola logos, che vuol dire innanzi tutto "parola", ma a noi ha dato il termine "logica" e tanti altri... È la parola, ma anche il parlare stesso, il discorso, il significato che c'è nel discorso, il filo conduttore... In termini moderni, parleremmo di "senso": senso del tutto, senso della vita, ciò che le dà ordine, e quindi valore.
Giovanni non parte da Dio, parte dal senso. "In principio" non c'era l'azione creatrice di Dio (così, invece, fa Genesi), ma il senso. È un'affermazione importante. Vuol dire che al fondamento di tutto non c'è l'illogico. È un'affermazione ottimista. Ed è onesta: al di là dei buoni sentimenti, anche noi veneriamo e cerchiamo Dio perché serve a noi per vivere. Altrimenti, potremmo trascurarlo.
Ma quel senso che è all'inizio, aveva a che fare con Dio. Anzi, "Dio era il Verbo". Quel senso che continuiamo a cercare, dice Giovanni, è Dio. Dio è la risposta a ciò che continuiamo a cercare.
E, dirà più avanti, quel "senso" si è fatto "carne", e si attendato tra noi. Non ha costruito una reggia, gli basta una tenda, come i più poveri. Ma non ha neppure costruito una chiesa: non vuole farsi venerare, non vuole che lo cerchiamo magari a fatica. Quel senso è diventato concreto, carne e ossa, nella vita quotidiana di ognuno di noi, uno di noi.
Solennità del Giorno Natale di Gesù Si può leggere il vangelo secondo Giovanni 1,1-18

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