di Angelo Fracchia

Per una volta, proviamo a toglierci da davanti le immagini che conosciamo già, e immedesimiamoci. Proviamo ad immedesimarci in Gesù, che parte da Nazaret e va ad ascoltare un profeta strano...

che predica sul Giordano. Invita a lasciarsi battezzare da lui, e Gesù lo fa.
È in quel momento che ha un'intuizione. Il vangelo dice che "vide squarciarsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come colomba". Immaginiamoci al suo posto. Ci guardiamo intorno: qualcuno ha intuito qualcosa? Nessuno. Solo noi.
Solo noi abbiamo intuito che il cielo non è più lontano, che Dio è vicino all'uomo, che ci riempie di intelligenza, di percezione, di amore, di dono di noi stessi... Solo noi ci siamo sentiti amati da un Dio Padre che ci chiama Figli prediletti.
E se lo abbiamo colto solo noi, come facciamo ad essere sicuri che non sia tutta un'illusione?
Ci dobbiamo fidare di un'intuizione, peraltro passeggera. Ci fideremmo?
Gesù lo ha fatto. Non ha sempre avuto il Padre che gli parlava come al telefono. Non è sempre stato sicuro di sé (infatti, ecco le tentazioni...). Si è fidato della propria intuizione. Ha avuto fede, nel Padre e nella propria esperienza.
Ogni volta che seguiamo nostre intuizioni, sapendo che possono essere colpi di genio o errori madornali, intorno a noi molti non capiscono neanche che cosa ci spinga a darci da fare. Gesù, però, lui ci capisce, c'è passato, sa che cosa significhi. E credo che ci sorrida per incoraggiarci.
Battesimo del Signore, anno B Si potrebbe rileggere il vangelo secondo Marco, 1,7-11

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