di Angelo Fracchia

I magi vengono da lontano, portando in dono a Gesù oro, incenso e mirra. A noi quei doni possono sembrare strani e senza significato,...

ma da subito i padri della Chiesa li hanno spiegati, segno che per loro erano ben chiari: l'oro è il metallo più nobile, destinato ai re, e con l'oro vedevano in Gesù un re (esattamente ciò che erano venuti a cercare, "il re dei Giudei"); l'incenso era il profumo destinato solo alle divinità, e con quello riconoscono, in un piccolo bambino in fasce, il divino, il che può essere più sorprendente; la mirra era un unguento utilizzato per imbalsamare i cadaveri, e con ciò prevedono già che quel bambino diventerà re e Dio, ma solo passando attraverso la sorte degli esseri umani, la morte, la qual cosa è assolutamente sorprendente. È come se quei nobili signori, venuti da lontano, abbiano già saputo profetizzare il significato della persona che quel neonato diventerà.
A stupire ancora, però, è che questa profezia, in qualche modo la più completa e chiara del vangelo di Matteo, sia comunicata da forestieri. Sì, perché il vangelo di Matteo è quello più segnato dalla presenza del mondo ebraico, è decisamente poco attento a tutto quello che succede "al di fuori".
In un vangelo così ebraico a indicare con la massima chiarezza e per primi il significato di Gesù, del protagonista, sono dei non ebrei che non torneranno più sulla scena. Sono quelli che non ci aspetteremmo.
Succede anche altrove nella Bibbia: spesso, per capire Dio e la nostra vita, non possiamo escludere che suggerimenti, indicazioni, profezie ci giungano anche da dove non le aspetteremmo, da chi immagineremmo che non sappia darci alcuna idea utile. Perché Dio non sa ragionare per confini.
Epifania del Signore rileggiamo il vangelo secondo Matteo: 2,1-12

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